Sul "caso" gay street la polizia vuole vederci chiaro.A distanza di una settimana, i dubbi sul racconto dato ai ai media di quella notte del 1° settembre, quando due bombe carta sarebbero state lanciate in Via San Giovanni in Laterano, aumentano.
Dopo quasi una settimana, infatti, i racconti dei molti testimoni presenti fanno vacillare la versione ufficiale di quel che accadde.
Gli "ordigni" - Ad iniziare da quelle che avrebbero dovuto essere bombe. In realtà, davanti al bar Colosseum, vennero lanciati, per fortuna, due petardi - o "mortaretti" come li chiamano a Roma - di quelli venduti un po' dappertutto quando si avvicina il Capodanno. Se avessero colpito qualche avventore della gay street avrebbe potuto fare molto male, intendiamoci, ma gli effetti di una bomba carta sarebbero stati decisamente più devastanti. Se le "bombe" fossero state davvero due, poi, avremmo dovuto raccontare di una strage.
Gli attentatori - Il racconto "ufficiale" proseguiva con il numero dei bombaroli. A scagliare il primo ordigno sarebbero stati due ragazzi fuggiti in moto, mentre a lanciare il secondo sarebbero stati altri due giovani, fuggiti però a piedi. Dopo, il caos. Gli ultimi due attentatori sarebbero stati inseguiti da una decina di persone bloccate però da una pistola fatta comparire all'improvviso da uno dei due. Ancora oggi non è stato possibile capire se a compiere il gesto siano stati in due o in quattro. L'unica certezza sembrava essere il loro taglio di capelli: tutti, due o quattro, avrebbero avuto le teste rasate. Fabrizio Marrazzo, presidente di ArciGay Roma, e presente in Via San Giovanni in Laterano al momento dell'esplosione a Il Messaggero di Roma specificò come gli "attentatori" fossero quattro passati dalla gay street a bordo di due moto lanciate in corsa. L'agenzia AdnKronos, però, riporta un'altra versione, sempre di Marrazzo, in cui si sottolinea come i ragazzi fossero due a piedi e due in moto. Ma fra i presenti c'è anche chi ne ha visti solo due. A quale versione credere? E se davvero qualcuno di loro fosse passato in moto e quindi col casco, come è stato possibile notare delle teste rasate? Quanto alla pistola tirata fuori durante il tentato inseguimento dei presenti, altri dicono di aver visto un altro tipo di arma simile a un coltello.
Il ferito - Fino ad oggi, ad essere stata seriamente colpita, ci sarebbe una persona, unica vittima dell'episodio. Il suo orecchio, seriamente danneggiato dall'esplosione, avrebbe iniziato addirittura a sanguinare costringendolo al ricovero in ospedale. Nessuno, né giornalisti, né associazioni, è riuscito a rintracciarla. Neanche la polizia è ancora riusctia a rintracciarla visto che non ha sporto denuncia. Un ferito scomparso dalla circolazione, insomma, fagocitato dalla concitazione degli eventi. Possibile che nessuno, neanche gli amici, riescano a portare questa persona allo scoperto?
La foto della fioriera - C'è un oggetto che è diventato simbolo della ferocia omofoba di quella sera. Si tratta di una fioriera più volte immortalata dai fotografi insieme al presidente di Arcigay Roma che indicava il buco causato dall'impatto con la bomba. In realtà quel danno sarebbe un clamoroso 'falso'. Il segno del presunto e tangibile danneggiamento, infatti, sarebbe precedente alla notte del 1° settembre. A sostenerlo decine di testimoni e il proprietario del bar.
La Procura della Repubblica, intanto, ha aperto un fascicolo contro ignoti. Spetterà ai giudici dipanare l'intricata matassa e a far luce sulle versioni contrastanti di una vicenda che riesce ancora a far venire la pelle d'oca ai frequentatori della gay street. Anche gli inquirenti hanno paura, ma del rischio che un racconto come quello dato in pasto ai giornalisti possa essere emulato da qualcuno che, per noia o altro, a sentire quanto è facile tirare una bomba carta possa pensare di farlo davvero, stavolta.